Strumenti e risorse per counselor professionisti

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I LOVE COUNSELING



L'unico uomo che possa considerarsi educato

è colui che ha imparato a imparare;

che ha imparato ad adattarsi e a mutare;


che sa che nessuna conoscenza è certa,

e che solo il processo di ricerca

della conoscenza costituisce

una base di certezza.




Il lavoro sul sé non è mai finito e il counselor


si trova a doversi confrontare con un

 

lavoro che dura tutta la vita,

 

se vuole restare fedele

 

all’impegno preso.


                                                                                                          Carl Rogers

Professsione disciplinata dalla legge14 gennaio 2013, n. 4.

PROFESSIONE COUNSELOR

Come comunicarla in modo etico ed efficace

 

In uno scenario in cui la figura del counselor incontra quotidianamente difficoltà e resistenze, risentendo di pesanti polemiche riguardanti la liceità o meno della professione stessa, ho intrapreso un percorso di ricerca e implementazione di un modus operandi che mi permettesse di valorizzare, promuovere e, quindi, esercitare la professione in modo etico ed efficace.

 

Le conoscenze e le competenze apprese sono il frutto di studio e analisi empirica finalizzati allo sviluppo dell’attività di counselor attraverso l’integrazione delle abilità di counseling con il know-how acquisito in oltre venti anni di esperienza professionale, come linguista, imprenditrice e docente aziendale in comunicazione d’impresa.

 

Grazie a questa sinergia ho elaborato, sperimentato sul campo e via via perfezionato, un metodo operativo costantemente verificato sui mutamenti del mercato, che con successo sto mettendo in pratica in prima persona, e che tengo a mettere a disposizione di voi colleghi counselor per contribuire ad una diffusione della disciplina basata su criteri di chiarezza e comportamenti etici diretti alla valorizzazione della nostra figura professionale.

 

Il mio obiettivo è trasmettervi fiducia nello sviluppo della professione e al tempo stesso sottolineare l’importanza dell’assunzione di responsabilità per divulgare la nostra disciplina con capacità e competenza, al fine di comunicarne le peculiari qualità e renderla riconoscibile, eludendo l’eventualità di farla confondere con altre professioni e di creare disorientamento.

 

Il metodo operativo che ho messo a punto si fonda su cinque interrogativi di base su cui è indispensabile focalizzarsi per essere in grado di dar vita al progetto. Si tratta di domande apparentemente semplici che in realtà nascondono molteplici insidie:

                       

  1. Che lavoro faccio?
  2. Cosa faccio di specifico?
  3. Per chi lo faccio?
  4. Come lo comunico agli altri?
  5. Qual è il mio stile?

 

La prima fase del metodo prevede un lavoro preparatorio per rispondere in maniera esaustiva e chiara ai suddetti quesiti:

 

Che lavoro faccio?


Avere le idee chiare è la prima premessa per poterci esprimere in modo semplice ed efficace. Questo significa che occorre aver ben compreso e interiorizzato il concetto prima di poterlo esporre ai propri interlocutori. Saper padroneggiare ciò di cui argomentiamo è essenziale per far sì che coloro che ci ascoltano possano comprendere agevolmente le nostre affermazioni e, di conseguenza, riconoscerci come professionisti.

 

In sostanza, se noi per primi non crediamo fino in fondo a ciò che diciamo, come possiamo pretendere che gli altri ci diano fiducia?

 

Per essere credibili è utile educarci a rispondere ad una domanda - che spesso ci viene posta - “Che lavoro fai?”, allenandoci a creare le nostre proprie definizioni, a costruire dentro di noi immagini, metafore ed esemplificazioni che ci appartengano e che possano essere fruibili anche all’esterno.

 

Nell’esercitarci, teniamo sempre bene a mente che il counseling non è una professione sanitaria e che quindi il nostro linguaggio e il nostro modo di fare dovranno conseguentemente essere in linea con questa realtà. Soltanto rimanendo fedeli a questa prospettiva saremo in grado di esprimerci con autorevolezza e congruenza, soprattutto nei confronti del nostro primo interlocutore, ovverosia i nostri clienti, effettivi o potenziali che siano.

 

E, per di più, per superare la sensazione di inadeguatezza e la paura dei “limiti” della nostra professione sarà sufficiente considerare la deontologia professionale e l’etica come nostre alleate: il Codice Deontologico sarà una nostra forza e il nostro comportamento etico farà da cornice alla nostra comunicazione efficace.

 

Cosa faccio di specifico? E per chi?


Queste due domande riguardano più da vicino la vera e propria impostazione del progetto di sviluppo, un programma che mira a farci conoscere ed ottenere credibilità.

 

Per poterlo pianificare al meglio, andranno prese a monte due decisioni basilari, al fine di creare un prototipo:

 

      1.   Cosa vogliamo offrire di specifico

            I messaggi devono essere distintivi poiché quelli generalisti si dissolvono.

 

      2.   Con chi siamo specializzati a lavorare

            Il nostro target di riferimento, in altre parole: le persone alle quali possiamo essere utili.

 

Per comprendere al meglio questi due punti possiamo utilizzare una tecnica molto valida: il sondaggio di opinione. Può essere somministrato ai nostri clienti passati, a quelli potenziali o a conoscenti nel nostro ambito di appartenenza. Questo tipo di esplorazione si rivela una strategia assai utile anche per migliorare il nostro lavoro da molteplici punti di vista, rappresentando un prezioso strumento di ricerca per confermare, disconfermare o arricchire i nostri pensieri e le nostre credenze rispetto a come stiamo utilizzando (o possiamo utilizzare) il counseling per aiutare sempre più adeguatamente le persone ad ottenere ciò che desiderano.

 

Come lo comunico?


Una volta che abbiamo deciso con cura cosa vogliamo offrire e a chi intendiamo rivolgerci è tempo di predisporre un piano di comunicazione al fine di divulgare questo nostro progetto.

 

Dal momento che la comunicazione non si improvvisa, bensì si progetta, per poter uscire all’esterno è di assoluta importanza pianificare la comunicazione: come possiamo catturare l’attenzione dei nostri potenziali clienti comunicando quello che davvero interessa loro?

 

Propedeutico a questo passaggio è conoscere quello che sta a cuore ai nostri futuri clienti: “Che cosa può spingerli a rivolgersi a noi? Di che cosa hanno effettivamente bisogno?”.

 

Come counselor siamo educati a parlare lo stesso linguaggio del cliente, e siamo chiamati ad agire in egual modo con i clienti potenziali perché una comunicazione efficace parla sempre lo stesso il linguaggio dell’interlocutore.

 

Questo è un punto nodale poiché occorre fare un importante cambio di prospettiva: noi counselor passiamo anni ad approfondire processi e conoscenze e questo determina un linguaggio peculiare. Tuttavia, tutte le parole che tanto amiamo per descrivere le nostre competenze vanno trasformate in un linguaggio fruibile e appetibile per il cliente, altrimenti il nostro tecnicismo rischierà di non essere compreso e, quindi, di non arrivare né alla mente, né al cuore delle persone. Le nostre esperienze non sono stimolanti per i nostri clienti, o meglio, attirano molto meno di quanto possiamo immaginare e solo in relazione ad un altro concetto, ossia ai risultati che possono ottenere e i vantaggi che possono trarre dal nostro lavoro.

 

È necessario, pertanto, imparare a spiegare la nostra professione in modo semplice e proficuo, abbandonando la pia illusione che presentando le nostre competenze le persone interessate arrivino a noi spontaneamente.

Come ben sapete, ancora oggi, soltanto una minoranza di persone conosce la disciplina del counseling e il modo in cui raccontiamo agli altri quello che facciamo e, soprattutto, a cosa può servire assume una rilevanza sostanziale.

 

Qual è il mio stile?


L’ultima domanda su cui riflettere verte sul personal branding.


Il processo è quello di consapevolizzare, delineare e poi trasmettere il nostro stile professionale per essere riconoscibili.


È pur vero che come counselor possiamo accompagnare chiunque in un cammino di crescita, ma nella realtà esistono persone che vengono attratte dalle nostre caratteristiche e altre no, e più la nostra personalità sarà delineata e chiara, più alcuni tipi di persone potranno individuarci come professionisti di cui fidarsi.

 

Il brand è l’ingrediente magico che fidelizza il nostro potenziale cliente: esternare la nostra personalità senza essere autoreferenziali rappresenta un sistema estremamente efficace per essere identificabili e attirare intorno a noi chi risuona con i nostri valori.

 

Le persone cercano valori in cui identificarsi e abbisognano di modelli ordinati a cui fare riferimento, essendo oggigiorno il mondo pieno di informazioni caotiche. E, a parità di opportunità e di competenze, i valori fanno una grande differenza nel risultato finale perché sono alla base dei comportamenti e delle decisioni degli individui.

 

E l’espressione dei nostri valori andrà veicolata attraverso un insieme di simboli, segni, immagini e terminologia che ci contraddistingueranno dagli altri e che quindi permetteranno ai nostri interlocutori di ricordarsi di noi, senza confonderci con altri operatori del settore.

 

Temi da approfondire per impostare il progetto di sviluppo


Dopo esserci dedicati accuratamente a rispondere a queste domande primarie avremo gettato le basi del lavoro e saremo pronti per impostare concretamente il progetto di sviluppo.

 

La preparazione dell’intero modello richiede l’approfondimento di vari temi, tra i quali:


>  Visione dell’alleanza con il Codice Deontologico.


>  Costruzione dell’avatar cliente.


>  Analisi del linguaggio del cliente.


>  Trasformazione del lessico tecnico in lingua confidenziale.


>  Scelta delle parole da utilizzare e di quelle da evitare.


>  Utilizzo di immagini e metafore.


>  Redazione e somministrazione di sondaggi d’opinione.


>  Messa a punto e lettura di ricerche di mercato.


>  Identificazione del proprio target di riferimento.


>  Impiego degli archetipi per delineare lo stile professionale.


>  Interazione sul web e sui social media.


 

Cari colleghi,


tutti noi ben sappiamo che essere counselor è un lavoro continuo su noi stessi.

E anche il proporsi come professionisti richiede studio, attenzione, allenamento, tempo e dedizione.


Vi invito a valorizzarvi e a comunicare al mondo l’importanza e la validità della nostra straordinaria disciplina